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Le Valli Valdesi nel Medio Evo

Giorgio Tourn

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GEOGRAFIA

La regione delle Alpi che c’interessa sta tra il M. Viso e il Monginevro nei suoi due versanti. Nel Medio Evo é una zona alpina culturalmente omogenea che ha i suoi confini all'incontro con la pianura (poco più di 10 chilometri sul versante oggi italiano e molto di più su quello attualmente francese) e non alle attuali frontiere. Sul versante orientale, oggi Italia, i feudi sono sotto influenza degli Acaia, poi dei Savoia. Sul versante occidentale l'unità politica è il Delfinato, ora Francia, e si estendeva però anche su quello orientale nella Val S. Martino, alta Val Chisone e alta Val di Susa.

Verso la metà del '300 il delfino concede alle aree alpine una forma di autonomia economica: le tasse vengono pagate direttamente alle autorità locali e la regione viene divisa in cinque escarts - escartons, il Briançonese con capitale Briançon, il Queyras con capitale Chàteau Queyras, Ulzio, alta Val di Susa, Bardonecchia con capitale Ulzio, il Pragelato con capitale Pragelato, Alta Val Varaita con capitale Casteldelfino.

Nel '400 il delfino cede i suoi diritti al re di Francia a condizione che non diventi mai una provincia francese (e così è stato fino a Luigi XIV), Signore del Delfinato diventa l'erede al trono di Francia (da allora chiamato appunto delfino).

Luigi XI, prima di avere la corona, in rotta con la corte, si trasferisce da Parigi sul suo territorio (il Delfinato) che governa direttamente e quando i Valdesi della Valle Put (così chiamata perché infetta da eresia) chiedono il suo intervento per riavere le terre, gliele concede per riequilibrare il potere feudale e da quel momento la valle cambia nome in Val Louise.

POTERE POLITICO E RELIGIOSO SUL NOSTRO VERSANTE

In quest'area la situazione è politicamente e religiosamente molto complessa: II potere politico è diviso in feudatari laici (prevalentemente in Val Pellice) e feudatari religiosi (Val Chisone).

I primi sono:

I principi d’Acaia a Pinerolo;

I conti di Luserna (grande casata molto più antica dei Savoia) in Val Pellice;

I Trucchetti, piccoli conti locali a Perrero;

I secondi:

L’Abbazia di Staffarda, che tocca solo marginalmente il nostro territorio;

L’Abbazia di S. Maria, che possedeva i tre quarti della valle;

La Prevostura d’Ulzio.

Gli abati avevano scarsa influenza religiosa, rappresentavano l'autorità politica che riscuoteva le tasse, puniva e incarcerava esattamente come il feudatario laico.

A livello religioso l'autorità era rappresentata dai vescovi di Torino e d’Embrun.

II vescovo di Torino aveva nella sua diocesi anche i delfinatesi della Val di Susa e Val Chisone con evidenti tensioni col potere politico che non vedeva di buon occhio l'ingerenza torinese nei propri affari.

Quest'accavallarsi e intrecciarsi di poteri rende particolarmente interessante e affascinante questa zona così diversa, per esempio, dalla vicina Val d'Aosta o dal cuneese, con un unico signore ed un unico potere religioso.

Ricordiamo inoltre che per una parte dei Medio evo il papa è ad Avignone, vale a dire molto vicino.

CARATTERISTICHE SOCIO-CULTURALI DELLA ZONA.

Si tratta di una zona di transito intenso tra due regioni fondamentali per lo sviluppo culturale dell'epoca: la Provenza, area di sviluppo culturale unico in Europa, che ha visto

nascere il movimento dei Catari, che ha espresso cultura e poesia in una nuova struttura linguistica: il provenzale, la prima vera lingua europea, e la Lombardia, dove Milano era simbolo della repubblica moderna contro l'impero, centro dello sviluppo economico-culturale del nord Italia. Attraverso il Monginevro transitano mercanti, profughi, cantastorie, eretici che certamente hanno "infettato" la regione con idee nuove, sovversive e controverse.

Già prima dello sviluppo del movimento valdese un frate eremita Pierre de Bruys predica in Delfinato per anni distruggendo croci, abbattendo statue, cacciando i frati dai conventi, evidentemente ben accetto e protetto da una parte della popolazione.

SVILUPPO DEL MOVIMENTO VALDESE

Le prime due generazioni dei "Poveri" all'epoca di Valdo (1180-1220) sono un fenomeno cittadino. Oltre a Lione e altre città vicine si diffondono a Milano e in Lombardia.

II primo insediamento ufficialmente riconosciuto di un "scola", sia pur senza l'etichetta valdese, è nel comune di Milano.

Sappiamo che i Poveri Lombardi si scontrarono con i Poveri di Lione sul problema della povertà. Per i Lionesi povertà significava mendicità, come per Gesù e i suoi apostoli, mentre i Lombardi, ritenendo importante lavorare danno inizio a delle comunità di lavoro, nel settore della lana, che possiamo considerare precursore delle odierne cooperative.

Divergenze interne su questo e altri punti portano i "Poveri" ad un incontro a Bergamo di dodici rappresentanti per ogni parte, che si conclude col reciproco rispetto della diversa posizione.

I valdesi delle Alpi non sono dunque dei fuggiaschi da Lione o dalle città, ma degli abitanti della zona convertiti alle idee valdesi.

DOTTRINA DEL MOVIMENTO VALDESE

Sin dalle origini il movimento non si dà un quadro rigido: ogni corrente segue la sua strada (come dimostra l'esito dell'incontro di Bergamo).

Non esiste un insieme di dogmi che formi una dottrina uniforme. Questo per due motivi: II primo è che i Valdesi si riconoscono nella dottrina cristiana cattolica senza preoccuparsi di elaborare una dottrina propria, tutto ciò che crede la chiesa cattolica fa parte della loro dottrina (e questo costituisce una frontiera nettissima con i Catari).

II secondo motivo è che le situazioni in cui si situa il movimento valdese sono diversissime nello spazio e nel tempo (l'intera Europa e trecento anni). Non si può parlare di Valdismo, ma di Valdismi. Questo non significa che non abbiano le idee chiare, al contrario, ma per loro il problema non è la dottrina, ma la chiesa, che non risponde più alla chiamata e si è lasciata corrompere dalle tendenze del mondo.

Elemento caratteristico del valdismo medievale è il netto rifiuto del costantinianesimo. I cristiani hanno tradito sotto Costantino, abbandonando la povertà e accettando il potere politico. La chiesa è diventata infedele, ma il papa Silvestro ha un amico, il quale, cacciato per aver messo Silvestro sull'avviso e smascherato l'errore si ritira in luoghi deserti e dà origine alla vera chiesa.

I Valdesi della nostra regione interrogandosi su dove potessero rintracciarsi i seguaci della vera chiesa, finiscono per individuarne uno nel vescovo Claudio di Torino e il luogo deserto in cui ha avuto origine il movimento nelle nostre montagne. La lettura della propria identità diventa il frutto dell'accavallarsi delle idee di Valdo su un tessuto di vera cristianità preesistente. Quest'immagine di sé si rafforza, quando, dopo la riforma, in seguito alle persecuzioni della controriforma, restano isoli Valdesi superstiti nel mondo e queste valli l'unico angolo di cristianità originaria, isola di sopravvivenza del mondo cristiano apostolico.

Non solo per i valdesi, ma per i molti protestanti europei che attraverso i secoli sono intervenuti in loro aiuto questa, teoria funge di sprone e rafforzamento alla linea di resistenza ad oltranza contro ogni angheria, difficoltà o persecuzione.

 

I BARBA

Per chiudere questi brevi cenni sul valdismo medievale, non si può non ricordare fa figura tutta particolare del Barba del periodo a cavallo tra il '400 e il '500.

Barba (zio in lingua valdese) è il nome che si dava ai ministri, predicatori, organizzatori del movimento.

II barba è celibe, pronuncia i voti, viene ordinato, ha una zona di attività delimitata, viaggia accompagnato da un giovane discepolo e si trova in media una volta all'anno con gli altri barba per decidere in assemblea le cose comuni.

Sa leggere il provenzale, conosce quel tanto che basta di latino, di scienze, di matematica e, naturalmente la Scrittura.

Visita il suo gruppo di fedeli, li confessa, annuncia il perdono e li conforta con la Parola. Due tipi diversi di documenti ci restano per ricostruire l'attività di queste figure dell'ultimo periodo del valdismo medievale: i verbali dei processi dell'Inquisizione e i piccoli volumi copiati a mano con pazienza contenenti tutta la loro "letteratura", che si portano appresso come ausilio nel loro compito itinerante.

Alcuni di questi volumetti sono conservati a Ginevra, Cambridge e Dublino, due sono stati pubblicati e sono tuttora disponibili. Rappresentano un indispensabile documento per capire la pietà del movimento e per conoscere la particolare lingua di tipo provenzale, detta valdese, che era usata.

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